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Mani come Badili: c'era una volta il Cin

Autori:

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Editore: Gruppo Grotte Treviso

Formato: DVD

Un documentario per ricordare Francesco Dal Cin, un uomo libero, che ha lasciato un segno indelebile nel mondo del rugby e della speleologia, i grandi amori della sua vita.
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Mani come Badili: c'era una volta il Cin - Copertina

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A chi si Rivolge Per chi vuole ricordare o conoscere la figura di questo uomo padre e pioniere della Speleologia Trevigiana
DVD Edizione 2010, durata 78 min

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Mani come Badili: c'era una volta il Cin
Son passati oltre cinque anni da quando il Cin, all’anagrafe Francesco Dal Cin, se ne è andato.

Lo salutammo in uno stadio del rugby gremito di gente, di rugbisti di quattro generazioni, di speleologi di ogni parte d’Italia, di centinaia di amici. Fu un rito laico e fuori dagli schemi, tra canti, poesia, lacrime e bottiglie di vino per salutare un uomo libero, che ha lasciato un segno indelebile nel mondo del rugby e della speleologia, i grandi amori della sua vita.

Se il rugby gli deve pagine indimenticabili (ha accompagnato la lunga saga della Tarvisium dalla C alla A/1), la speleologia trevigiana riconosce in lui il padre-pioniere, sin dagli esordi di quasi 50 anni fa.

Con lui nasce il Gruppo Speleologico Trevigiano, poi Centro Italiano Soccorso Grotte, infine Gruppo Grotte Treviso, con la mitica sede che ha accolto, per quasi un ventennio, centinaia di speleologi italiani e non solo.

Volontario del soccorso fin dal ‘78, il Cin è stato un precursore assoluto, in Italia, delle esplorazioni speleosubacquee. E anche nelle spedizioni all’estero, con la lunga carovana (9 mezzi, 41 persone) di Kara Göl ’81, in Turchia. Quella Turchia che sarebbe poi divenuta la sua seconda patria.

Metalmeccanico, autotrasportatore, infine commerciante di tappeti, negli anni ’60 e ’70 il Cin ha anche rappresentato un punto di riferimento del “movimento”. Non a caso a lui si è ispirato Marco Paolini, in “Aprile 1974 e ‘5”, per l’uomo che avanza in piazza, sempre in prima linea, con quattro celerini addosso.

Quel giorno di cinque anni fa decidemmo di realizzare un documentario per ricordare quest’uomo straordinario: un’idea che si è concretizzata pian piano, raccogliendo foto e spezzoni video, intervistando gli amici, mettendo insieme pezzi di un puzzle il cui disegno si è rivelato solo alla fine.

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